Pubblicato: mercoledì, 12 Febbraio 2014

Plasmati nel Letto di Procuste. Intellettualmente ibernati dal Pensiero Unico, spalanchiamo le Porte degli Inferi al Totalitarismo

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Procuste – conosciuto anche come Damaste o Polipèmone – sulla via sacra che univa Eleusi ed Atene, offriva ospitalità e riparo ai viandanti, un pasto luculliano ed un letto che – data la sua idea di “perfettibilità” – doveva conformare esattamente alla sagoma fisica del pellegrino.05-CDN

Non potendo cambiare la dimensione del letto, plasmava direttamente la vittima: stirandola fino alla lunghezza desiderata ed amputando le sue estremità semmai queste sporgessero dal letto.

Orbene. Da qui, il titolo esprime chiaramente quali siano le tendenze del mondo contemporaneo a voler ridurre le masse ad un solo modello: quello del pensiero unico. Sistema che porta le stesse masse alla convinzione dell’esclusività della propria conoscenza posseduta, l’unica esistente, l’unica che abbia realmente valore, trascurando tutto il resto e vivendo nella superficialità, escludendo le ulteriori possibilità ignote che tanto spaventano la condizione della psiche umana, quelle alternative che potrebbero far sporgere le membra dal Letto di Procuste. Paura.

La spaventosa ignoranza e superficialità che adorna le menti miopi del periodo, quelle strette dentro la morsa di un intellettualismo ibernato – benchè ce ne fosse mai stato uno florido, da qualche decennio a questa parte – ci porta direttamente sulla strada della teoria utopista del comunismo. Quella teoria strettamente fondata sul trattato di altruismo, quella che vuol suggerire agli individui di dover essere moralmente obbligati per il “beneficio” degli altri.

La teoria del comunismo utopista (di cui la madre è il ben noto socialismo) usa l’<<altruismo>> come falsa forza trainante, quella forza che lo porta al successo, senza nominare la serie di azioni disumane e sconcertanti che la storia ben conosce e racconta.

Sono davvero in pochi a conoscere a fondo le prime opere comuniste, molti non andranno oltre alla “conoscenza” superficiale delle ideologie marxiane: il più delle volte, le conosceranno “per sentito dire” oppure per aver “letto” frettolosamente qualche libro senza neppure conoscerne i concetti fondamentali. Ad ogni modo – prima ancora dell’avvento di Marx – una delle opere più importanti fu il “Codice della Natura” ovvero il reale spirito delle leggi, scritta da Morelly e pubblicata nel 1755.

L’opera elenca essenzialmente le manovre da realizzarsi contro la proprietà, il matrimonio, lo stato di polizia e la religione.

Morelly sottolinea che la sua utopia comunista si basa esclusivamente sul principio morale: “Fate del bene per ricevere il bene“.

Parole che – all’apparenza – possono sembrare innocue, mentre l’interpretazione da parte di Morelly è molto caustica e di natura anti-umana.

Più avanti nel tempo, l’opera di Morelly dimostra tutta l’influenza che ebbe a riversare nelle menti dei teorici comunisti perché non solo critica il concetto di “proprietà privata”, ma afferma – inoltre – che se la proprietà non esistesse, non esisterebbero neppure le conseguenze nefaste…

Suggerisce che tutti i beni dovranno essere di proprietà in comune e nulla della società apparterrà a nessuno: sia come possesso personale sia come bene strumentale, tranne le cose per le quali la persona abbia bisogno nell’uso immediato, per i suoi bisogni, i suoi piaceri o per il lavoro quotidiano.

Postula che ogni cittadino deve dare il suo particolare contributo alle attività della comunità secondo la sua capacità, il suo talento e la sua età. L’idea è semplice: “Da ognuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo il suo bisogno“.

Comunque, il problema reale che deve affrontare, è quello che se ognuno raggiunge una quota uguale di proprietà in comune – a prescindere da quanto questo produca – allora l’incentivo al lavoro sarà negativo.

Vale a dire, ogni persona deve cercar di lavorare almeno finché non si ottenga una quota uguale dei prodotti, che sarà realizzata dai membri più laboriosi e qualificati della comunità. Morelly crede che la reale natura dei manas (gli spiriti della natura delle Upanishad) sia altruista e che il suo stato originale sia il comunismo.

In buona sostanza, l’uomo ha un’inclinazione naturale nello svolgere il duro lavoro. Non per sè, ma per beneficiare tutti gli altri. Suggerisce che la proprietà privata sia  la vera causa per cui la natura fondamentale umana viene distrutta ed è questo il motivo per cui alcuni diventano abbastanza pigri, vivendo alle spalle degli altri.

Bandire la proprietà e la criminalità scomparirebbe. Morelly afferma chiaramente che ad ogni cittadino di una comune, di età compresa tra 20 e 25 anni – senza eccezione – sarà richiesto di fare un lavoro agricolo, a meno che non sussista una qualche infermità fisica ad impossibilitarlo.

Si rende subito conto del fatto che il problema all’incentivo del lavoro negativo, prima o poi si evidenzierà e – per risolverlo – suggerisce un sistema coercitivo di polizia per ogni Comune (balza alla mente qualcosa di familiare, nda) che costringerà ogni individuo a lavorare rigorosamente secondo le sue capacità.

Per realizzare il tutto, propone una legge coercitiva di polizia secondo la quale i lavoratori più anziani e più esperti per ogni tipo di occupazione, avranno l’autorità ogni cinque giorni di sorvegliare cinque o dieci dei loro collaboratori, controllando che ognuno di questi completi il lavoro in non meno di cinque giorni, rispetto a quanto farebbero loro stessi.

Suggerisce pure la necessaria presenza di un maestro ogni dieci o venti lavoratori che controlli ed istruisca il lavoro degli operai, riferendone il comportamento al capo della corporazione. Ogni capo avrà questa funzione a vita ed altri subentreranno alla sua morte.

Tuttavia, sostiene che tutti – maestri e capi compresi – debbano ricavare la stessa quantità di prodotto. Inoltre, le occupazioni e le mansioni di ogni individuo dovranno essere strettamente assegnate dallo Stato o dal Comune.

Ovviamente, nessun tentativo nel pensar di rinunciare alla polizia ed allo stato. Morelly afferma che una polizia comunale coercitiva e molto rigorosa, sia del tutto necessaria perché l’umano è altruista per natura.

Morelly conferma che tutte le leggi di base suggerite dal libro Codice della Natura, si dovranno considerare come sacre ed inviolabili e – chiunque non le rispetti – vada incarcerato e messo in isolamento fino alla morte.

Quindi, mentre considera l’altruismo come evento naturale degli esseri umani, vuol però costringere violentemente tutti a lavorare per il “beneficio degli altri” e – nella sua utopia – non si trova spazio per le libere e volontarie decisioni, dal momento in cui ognuno dovrà essere uno schiavo dello Stato o della comune.

Si vuol ricordare agli inveterati cronici che il “Codice della Natura” non fu (nè è) un romanzo ma – anzi – ricca fonte di ispirazione per Karl Marx, Hitler, Lenin, Staline – come quest’ultimo cercò realmente di applicare simili leggi in URSS – queste si rivelarono un enorme fallimento, non senza aver prima – però – provocato danni irreparabili. Il fallimento dell’URSS e del comunismo nel suo complesso è ben spiegato da Henry Hazlitt nel suo libro “Il Tempo Corre indietro” (Versione inglese in PDF – http://library.mises.org/books/Henry%20Hazlitt/Time%20Will%20Run%20Back.pdf).

I comunisti – indistintamente, nascondendosi dietro al velo dell’inganno – affermano ancor oggi che l’altruismo sia la natura fondamentale dell’uomo, ma quasi mai nessun comunista racconta che l’uomo dovrebbe esser lasciato libero di vivere come vuole.

Se l’altruismo è essenzialmente il codice naturale degli uomini, allora questi dovranno essere d’accordo di lavorare incessantemente per gli altri, allo scopo di produrre qualsiasi cosa senza dover – peraltro – aspirare minimamente a qualsiasi tipo o forma di incentivo.

Attualmente, sembra che in Irlanda in qualche azienda si lavori per circa 1 euro all’ora. Dopo questo lodevole “esperimento”, non è passato molto che – in Italia – si son visti annunciare i tagli ai salari del 50% da parte di un’industria con la scusa falsa e deplorevole del tipo: “Meglio così che a casa”. Questo è solo l’inizio di un lungo e tortuoso percorso.

Il principio di base dell’altruismo è che l’uomo non abbia diritto di esistere per se stesso, che il servizio agli altri sia la sola giustificazione della sua esistenza e che l’autosacrificio sia il suo più alto dovere morale, virtù e valore. BALLE.

Questi sono atti sacrificali, nulla a che vedere con l’altruismo. Altruismo è un atto di rinuncia per una cosa di valore inferiore, per proteggere (o salvare) a beneficio di qualcosa o qualcuno di più alto valore.

Nonostante il fallimento del comunismo e il difetto di base della teoria comunista utopista, la maggior parte delle autorità e dei governi preferisce forzare il comunismo nelle vite degli uomini: in un modo o nell’altro.

Mirano a voler far rispettare politiche distruttive diffondendole attraverso la bufala dell’altruismo, essendo perfettamente consapevoli di tener per bene in mano il guinzaglio dell’ipocrisia assolutista.

Con l’introduzione di tali altruismi soteriologici, i tecnocrati, i plutocrati, i buffoni di corte travestiti da paladini oclocratici, i diffusori di politiche comuniste egualitarie welfaristiche, relativiste e pauperiste, cercano – alla fine – solo di raccogliere più voti per accelerare il “potere” che mirerà a distruggere (ulteriormente) le ultime briciole di risorse della società, costringendola a situazioni abissali di scarsità e povertà. Ci stanno perfettamente riuscendo: sciocco chi li reputa degli “incapaci“.

A chi pensa che “tutto vada bene”, agli entusiasti interpreti di “aspettando Godot”, a quelli in attesa del “cambiamento” (che è già avvenuto, ma in peggio), agli esseri eterodiretti che ancora credono alle sciocchezze della “ripresa”, a quelli che continuano a farsi prendere per i fondelli da urlanti pseudosettaristi, dico solo: “poveri illusi”, dico solo che ci si merita un Monti, un Letta… e che – forse – addirittura questi si rimpiangeranno, dovendo sottostare agli imminenti capricci di uno ancor Peggiore. Arriverà presto…

Ci si merita ogni cosa per il solo motivo che – con la paralisi delle idee, giunti ormai al capolinea del pensiero unico, camminando volutamente inconsapevoli sul percorso minato del peggiore dei collettivismi totalitaristi – con noncuranza, menefreghismo, mutismo, “struzzismo” assieme alla velenosa indifferenza ai problemi reali d’oggi, si andranno ad agevolare i manipolatori sociali facendoli compiere passi da gigante circa i loro progetti illuministi, atti alla distruzione della famiglia, dei valori in genere, della Chiesa, sopprimendo l’identità delle generazioni future per far spazio agli antichi utopismi dell’ “Uomo Nuovo” e della “Società Nuova“.

Tematiche utopiste che si affacciano di tanto in tanto, fin dalla notte dei tempi, nel corso della storia. Oggi non siamo diversi da ieri.

Attualmente siamo “presente“, ma domani saremo “storia“.

Sostenere relativismo e progressismo utopista, spianerà nuovamente la strada verso la Porta degli Inferi del totalitarismo.

E’ arrivato il momento di scegliere:
Provare ad iniziare con lo scendere dal Letto di Procuste oppure lasciarsi stirare fino alla morte”.


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STUDI & APPROFONDIMENTI

Il Vicolo cieco della Sinistra“, Thomas Molnar [VEDI]
The Future of Education“, Thomas Molnar [VEDI]
Dove va la Tradizione Cattolica“, Thomas Molnar […]
Occulto Italia“, Gianni Del Vecchio, Stefano Pitrelli [VEDI]
Claudio Antonelli, “I mille di Damanhur, regno dell’Utopia“, <<Libero>>, 24 agosto 2005 [PDF]

BIBLIOGRAFIA:

Henry Hazlitt, “Time Will Run Back”, [PDF]
Morelly, “Codice della Natura”, 1975 [VEDI]
Michel Schooyans, “Il Complotto dell’ONU contro la Vita”, 2013 EFFEDIEFFE [VEDI]
Joseph de Maistre, “Stato di Natura. Contro Jean-Jacques Rousseau”, 2013 Mimesis [VEDI]

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