Pubblicato: mercoledì, 11 dicembre 2013

Un Farsesco Vaudeville per Commissariare il Paese

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Mi vien da ridere. No, forse mi viene solo da piangere. Osservare un popolo credulone endemico che esulta, gioisce… Per il NULLA. Per (ri)cadere al più presto nella profonda disillusione di sempre. Anzi, questa volta sarà peggio.

Aria di referendum! A dire il vero, il primo che abbia mai visto nella storia del mondo che va stendere il velo arcobaleno di fattezze sorosiane su di un golpe tecnocratico. Un colpo di stato tangibile messo a segno da comicanti e giullari di corte, speculari a quelli nostrani. Questa volta fuori dalla porte di casa nostra; ma fa lo stesso perché chi finanzia la questione gestisce tutti. Un farsesco Vaudeville che – alla fine – con ogni probabilità servirà espressamente a far commissariare il paese (uno qualunque: oggi la Grecia, domani un qualsiasi altro), lasciando spazio ai tecnocrati – sommi reggitori – che, dall’alto dei loro troni foderati di scienza, formuleranno sostanziali dichiarazioni decisive di natura umanistico-laicista ricorrendo al solito False Flag, ONU, ecc. allo scopo di elidere, sostituendoli definitivamente, fino agli ultimi culi che poggiano comodamente su quelle poltrone che sono diventate davvero molto scomode per il “nuovo” sistema ecosostenibile che va delineandosi in tutta fretta.

Certo, perché la TECNOCRAZIA dovrà, anzi, deve sostituire il politico con il MANAGER (tecnocratico): senza “ma” e senza “se“. Questo sarà il prezzo del tradimento per la classe politica, anche se il prezzo più elevato lo pagheranno le persone sulla propria pelle: come sempre è stato e sempre sarà. Ci sarà presto la cessione definitiva della sovranità del popolo.

Non saranno le persone a decidere di detronizzare le “forze politiche” scomode alla Tecnocrazia, ma – come ho appena scritto – lo farà direttamente lo stesso sistema: quel serpente che si morde la coda (Solve et Coagula) che progettò già secoli addietro l’enorme gabbia di carta che oggi definiscono unione.

Bene. Ci siamo. Il motore che muove i fliaci greci nella più grande ed estesa rappresentazione farsesca che il mondo abbia mai conosciuto nella storia, è qui. Ben visibile, palpabile, maledettamente tangibile. Ma nessuno (o pochi) se ne accorge (e chi conosce sorti e percorsi di questa gigantesca utopia, se ne sta nel silenzio in compagnia delle proprie paure. Paura di perdere una carica amministrativa o universitaria, ad esempio; cariche ottenute quasi sicuramente non per “valore intellettuale” o “per merito”). Questa è la realtà e si deve accettare per quel che è.

Pochi visualizzano in modo cristallino l’enorme copione che si sta interpretando: dagli ordini impartiti alle “forze facilitatrici” sui social per divulgare e far radicare un pensiero comune piuttosto che un altro, alle ben orchestrate “invasioni” ottomane degne delle gesta dell’Impero di Axum visto da un’ottica strettamente commerciale più che cristiana, ai media giacobini che divulgano come impazziti (tutto ad un tratto?) le notizie preparate per l’occasione, alle seguenti e pronte “smentite” che apriranno il sipario ai comicanti per eccellenza, ai fliaci greci di terz’ordine con ideologie marxiane ben radicate, ove andranno a vomitare frasi fatte sulla possibile “messa a ferro e fuoco” del paese se non si farà “così o colà“. Libereranno gli spettri del fallimento degli Stati, cercando di convincere le pecore che la questione greca porterà i paesi della EU meridionale in bancarotta….

La Grecia è stata scelta per interpretare il ruolo di uno Stato europeo in bancarotta, “creando” così il GRANDE PROBLEMA di cui la UE sta per “trovare” la “SOLUZIONE”. Perché hanno scelto proprio la Grecia? Perchè la Grecia simboleggia l’Europa, perché la sua ECONOMIA è relativamente facile da DEVASTARE dopo la rinuncia alla sua moneta.

La Grecia diventa così il casus belli per mandare avanti la situazione e l’agenda spietata socialista dell’astutissima unione europea.

Ma alla fine, apparirà presto il Salvatore di tutte le situazioni: la Russia, paese notoriamente espansionista…

Quella Russia dove Evola giustamente e lucidamente scriveva: “USA ed URSS sono due espressioni DIVERSE di una COSA UNICA“.

<< Ah ah ah… Mi permettete di ridere? >> – Lo stile è sempre lo stesso, ormai logoro e liso dalla polvere corrosiva mai soffiata via dai secoli passati. Sempre efficace agli occhi di chi è affetto da grave miopia intellettuale e da totale assenza culturale in materia di idee e filosofie politiche.

Le masse? CI CREDONO! Oggigiorno, non sono troppo rari gli esemplari della “nottola di Minerva”, dove il lavoro della ragione inizia quando la realtà è già fatta!

La democrazia è una FARSA. Bisognerebbe conoscerne le sue origini per poterla valutare seriamente: invece, le masse si riempiono la bocca con termini – spesso concettualmente pericolosi per la libertà individuale – che neppure conoscono. Certo, siamo in grado di decidere quando sostituire le FOGNE, ma i GRANDI TEMI sono stati PRESI via dalle nostre mani per lasciarci l’illusione del “fare”, del “decidere”.

Tutti a sognare un cambiamento (concetto derivante dalla dottrina comunista e New Age) che – si, certo avverrà.

La sua esatta definizione è “NUOVO PARADIGMA”

Il Nuovo Paradigma – ovvero il CAMBIAMENTO – avverrà nel peggiore dei modi.

Sta già cambiando. E’ già cambiato

#MANIFESTAZIONI del popolo, ascesa di #RENZI, il possibile #GOLPE militare

Il cambiamento non è sinonimo di migliore. Hitler fu pure il cambiamento. Gli utopisti pensatori come Marx ed Engels – che a mio parere dovrebbero sparire dalla faccia della terra – lo invocavano allo scopo di livellare, rendere uguali le povere menti plagiate e delineare così i nuovi schiavi, l’uomo nuovo, la società nuova: quelle senza più identità né dignità. Larve al servizio del “progresso“.

La speculazione si sta attuando su ogni genere di cose e/o persone: non si guarda in faccia nessuno pur di raggiungere le mete utopistiche di questi cleptocrati economici e sociali.

Si parla di progressismo. Quel progressismo che oggi trova ampio consenso perché il suo linguaggio è attraente, i suoi obiettivi sembrano lodevoli e ha quell’aura di giusta azione. Ed invece tutto questo è illusorio. Le basi politiche ed economiche del progressismo sono profondamente sbagliate.

Termini chiave come integrazione, comunità, cultura, Stato di diritto, coesione economica e sociale, politica sociale, verde, ecologico, sostenibile… tutte parole cariche di falsi significati che le masse inconsapevoli apprendono, pensano ed utilizzano in modo distorto. Tutti dirottati vero il “pensiero unico“, a seguire gli “indirizzi comuni“.

La creazione del credito illimitato e la monetizzazione del debito – su cui l’agenda progressista ora dipende assolutamente – destabilizza l’economia e svaluta la moneta. Queste due messe assieme sono anche la linfa vitale della macchina da guerra, senza le quali si fermerebbe.

Oggi – nel 2013 – gli effetti di tale marciume dilagante stanno diventando abbastanza visibili quasi a tutti. La UE nasce così. Per estendere potere e territorio gli economisti partono dalla moneta, con l’assoluta certezza che il resto – il dominio sui popoli – seguirà.

Gli interventi costanti andranno a creare distorsioni economiche politicamente indotte che – a sua volta – richiederanno un intervento supplementare. Maiali e rifiuti politici sono all’ordine del giorno e tutti contribuiranno al declino della vera produttività e del benessere economico.

La pianificazione gerarchica e di gestione che accompagna il controllo centralizzato è inefficiente e soggetta ad errori: sia in termini di raccolta di informazioni che di funzionamento; questo difetto aumenta con la portata operativa. La pianificazione comporta anche rischi politici insiti nelle società libere. Ma – questo problema – non sembra appartenerci, dal momento in cui le libertà si stanno man mano estinguendo nel sistema totalitarista che appare sempre più nitido dietro al velo dell’oblio.

Purtroppo, la vasta gamma dei discorsi pubblici – per quanto riguarda la politica – vengono attentamente limitati a mitizzazione, linguaggio vago e fuorviante, retorica esplosiva. Questo genere di dialettica, è certamente più confortante rispetto alla cruda realtà presentata dai risultati di economia pubblica. Non c’è da meravigliarsi, quindi, che non cambia mai niente davvero .

Il paladino difensore del programma progressista marxista, dovrà confrontarsi con alcune questioni specifiche ed affrontare la prova dannosa o contraria che viene normalmente ignorata o spazzata sotto il tappeto. Tecniche di ingegneria sociale datate, non nuove.

I paladini traditori del pensiero delle masse inconsapevoli ed ignoranti, avranno bisogno di considerazione – non solo per il persistente divario tra obiettivi politici dichiarati e ciò che verrà effettivamente realizzato (nulla) – ma anche della loro complicità per sostenere queste lacune.

Prima o dopo, ci si dovrà risvegliare dal sonno mediatico e si dovranno riconoscere i danni che la repubblica avrà subito – intenzionali e non – fatti nel perseguimento degli obiettivi progressivi .

Qualcuno dovrà pure rispondere per l’incuranza che avrà prodotto la perdita della tanto duramente conquistata libertà umana: ricompensa dubbia.

Rabbrividisco ancora nel ricordare la giornata in cui l’euro iniziò la sua partenza trionfale, con un Carlo Azeglio Ciampi – lacrime agli occhi – che, alzando il calice del brindisi, definiva quel giorno il coronamento di tutti i suoi sogni.

Un brindisi che si accompagnava senza ritegno né pudore alle note dell’Inno alla Gioia di Beethoven che venne chiamato a celebrare quei nuovi, piccoli Napoleone assieme al loro schifoso “dio danaro“.

Da Ciampi ad oggi, la farsa vaudevilliana continua… Auguri, “europa“.

BIBLIOGRAFIA

Ida Magli, “Contro l’Europa. Tutto quello che non vi hanno detto di Maastricht”, Bompiani 2001 [VEDI]
Ida Magli, “Difendere l’Italia”, BUR Rizzoli 2013 [VEDI]
Thomas Molnar, “La Sinistra“, Il Borghese 1972 [VEDI]

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