Pubblicato: domenica, 20 gennaio 2013

La ‘Rivoluzione Mondiale’ è Imminente?

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Vorrei rispondere a tutte quelle persone che spesso mi chiedono come la pensi circa la situazione attuale. Sarò onesta: non avremo un futuro così roseo. Le possibilità che il mondo si possa ribellare, esistono. Vorrei andare a descrivere ed esaminare il modo in cui – dal mio punto di vista, ma non solo – ci stiamo affacciando ad un’imminente rivoluzione mondiale.riseup

Per molte persone, l’idea di rivoluzione è quasi inseparabile dalla visione di barricate stradali, di veicoli rovesciati, di folle vestite con abiti cenciosi ed armate costituite da gente con armi improvvisate che camminano ispirate da canti provocatori, di portoni rotti delle carceri, di palazzi presi d’assalto, di una grande caccia all’uomo con teste decapitate e trafitte, di regicidi di qualità sinistra, di ghigliottine occupate, di un crescendo di disordini che terminano con l’odore di mitraglia…

Quella, fu un tipo di rivoluzione. E’ quella che uno potrebbe chiamare il tipo di Rivoluzione Cattolica. Quell’ultima fase di un lungo periodo di vita ed insegnamento cattolico. La maggior parte delle persone non si rende conto di queste differenze ed alcuni si sentiranno perfino indignati quando ne sentiranno parlare. Eppure, i fatti ci guardano fissi in faccia: sono di conoscenza comune e non li possiamo negare. La visione di gente furiosa, affamata, disperata, di una folla brutale è il risultato delle generazioni del governo cattolico, della morale e dell’educazione cattolica.

Il re di Francia fu il “cristianissimo re, il figlio maggiore della Chiesa“. Fu il padrone della vita economica e finanziaria della comunità, mentre la Chiesa cattolica controllava assolutamente la vita intellettuale e l’educazione della comunità e del popolo. Quella folla ne fu il risultato. E’ l’assurdità del cristianesimo che non fu mai provata. Per secoli, fu provato e riprovato unicamente il suo sviluppo: pienamente e completamente in Spagna, Francia, Italia. Fu responsabile della sporcizia, della peste cronica e della carestia nell’Inghilterra medievale. Inculcò purezza, ma non inculcò mai la pulizia.

Per generazioni, il cristianesimo cattolico ebbe un potere praticamente incontrastato, in Francia. Fu libero di insegnare come scegliere e quanto scegliere. Dominò completamente la vita comune. Questo sistema non raccolse nulla di ciò che non avesse seminato, se non consentendolo ai seminatori stessi. Quelle orribili folle di straccioni assassini del periodo, ci sono rimaste famigliari: furono il frutto finale del loro regime. La maggioranza dei cattolici reazionari vituperarono l’insurrezione della gente comune della prima rivoluzione francese, condannando essi stessi. Il lamentarsi per la ghigliottina, fu perversione più impudente di realtà: come se non si trattasse di strumenti puramente cattolici, come se questi provenissero da chissà quale altra parte allo scopo di distruggere quel loro “dignitoso paradiso“. Questi furono l’ultima tappa dell’ingiustizia ed ignoranza sistematica del regime rigorosamente cattolico. Una fase segue l’altra con logica implacabile: la Marsigliese completò il ciclo di vita del Cattolicesimo.

Anche in Spagna e Messico vediamo nascere indiscusse educazione e morale cattolica. Una Chiesa a spada tratta che produsse un’ondata di cieco risentimento. Anche le folle erano crudeli e blasfeme. Ma il cattolicesimo non si può lamentare perché lo tramava. Sacerdoti e suore furono gli unici insegnanti delle persone e – ciononostante – vennero insultati ed oltraggiati profanando le chiese.

Sicuramente, se la Chiesa fosse un qualcosa di simile a ciò che dice di essere, il popolo la avrebbe amata e non si sarebbe comportato come se il sacrilegio fosse un sollievo gratificante.

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Ma queste rivoluzioni cattoliche sono gli unici esemplari di un solo tipo di rivoluzione. Una rivoluzione non deve essere una tempesta spontanea di indignazione contro umiliazioni e privazioni intollerabili. Può assumere ben altre forme.

Come seconda varietà di rivoluzione – che è in netto contrasto con l’indignazione/rivolta, nella quale i periodi di tanta incontrastata supremazia cattolica son finiti – possiamo prendere quella che si potrebbe chiamare “rivoluzione della cospirazione“, nella quale un numero di persone organizzi forze di disagio e risentimento, allentando così la morsa della forza del proprio governo, in modo da determinare un cambiamento fondamentale del sistema.

L’ideale di questo tipo è la rivoluzione bolscevica in Russia, a condizione che sia un pò semplificata e non fraintesa. Questa, vien ridotta dai suoi sostenitori ad un lavoro di teoria, concepita come fosse una coltivazione sistematica di uno stato d’animo pubblico, favorevole ad una rivoluzione interiore che preparerà alla “presa del potere“. Un buon numero di comunisti ed altri scrittori sinistroidi, giovani brillanti, senza molta esperienza politica, hanno dato il via alla loro libera immaginazione sulle “tecniche” di una tale avventura.

Ma una rivoluzione non ha bisogno né di un’esplosione né di un colpo di Stato. E’ quella che sta dentro e davanti a noi: ora, come unica speranza alternativa al caos, direttamente o dopo un interludio di comunismo mondiale. La si deve saper raggiungere tutti, senza nessun genere di violenza. Le esplosioni sono troppo retoriche e caotiche e conducono semplicemente alla tirannia. Il colpo di stato è troppo complice e si snoderebbe attraverso una lotta oscura di personalità magistrali, alla fine, tutte molto simili. Nessuna delle due sarà abbastanza lucida e sufficientemente deliberata per ottenere un cambiamento permanente nella forma e consistenza umane.

Un tipo completamente diverso di rivoluzione può o non può essere possibile. Nessuno può dire che sia possibile, a meno che non sia provato. Ma potremmo dire con una certa sicurezza che – a meno che non si raggiungano le prospettive dell’umanità per molte generazioni – sarà senza speranza. La nuova rivoluzione mira essenzialmente ad un cambiamento della direzione delle idee. Nella sua completezza, si tratta di un metodo non ancora sperimentato.

Dipenderà dal suo successo, se – un numero sufficiente di menti – si potrà render conto che, ora, la scelta che avranno davanti non sarà una scelta tra ulteriori rivoluzioni più o meno conservatorie-reazionarie, ma – piuttosto – una scelta da portare avanti, volta ad organizzare quel processo di cambiamento agli affari che portano direttamente al nuovo ordine mondiale. Pena il patimento di un intero e forse irreparabile collasso sociale.

L’argomento che ho appena cercato di spiegare, vuol significare che le cose ormai troppo lontane, non potranno mai più essere ricalcate. Non possiamo più sognare di rimanere dove siamo, pensando di poter tornare indietro. Dovremo attraversare i cambiamenti attuali, adattarci noi a loro: regolarci per la grande caduta o farci distruggere. Dovremo affrontare e passare attraverso questi cambiamenti, come dovremo passare attraverso questa guerra mal concepita. Questo perché non esiste ancora un’immediata e possibile fine.

Non ci sarà alcun modo possibile di finire tutto ciò, fino ad una nuova Rivoluzione. Andando a rattoppare tutta la situazione – senza un lucido accordo, compreso ed accettato da tutto il mondo – otterremo solo il simulacro di una pace. Una pace rattoppata ora, non ci salverà nemmeno dagli orrori di una guerra: la rimanderà solamente di un paio d’anni, più aggravata che mai. Non è ancora possibile porre fine a questa guerra. Ma, nel migliore dei casi, la potremo aggiornare.

La riorganizzazione del mondo dovrà – in un primo momento – essere principalmente opera di un “movimento” o di una parte di religione o di culto, qualunque sia il modo scelto di chiamarlo. Potremo chiamarlo Nuovo Liberalismo o Nuovo Radicalismo oppure no. Non sarà un’organizzazione molto compatta, convergente una linea di partito e così via. Potrà essere molto sparpagliata e con molte sfaccettature. Ma se un numero sufficiente di menti in tutto il mondo – senza distinzione di razza, origine o abitudini economiche e sociali – saprà portare ad un libero e candido riconoscimento degli elementi essenziali del problema umano, allora ne conseguirà una collaborazione efficace fatta in maniera consapevole, con sforzo esplicito ed aperto alla ricostruzione della società umana. Altrimenti, inizieranno a fare tutto il possibile per diffondere e perfezionare questa concezione di un nuovo ordine mondiale.

Lo faranno nel solo rispetto delle strutture delle loro attività, coprendole ed associandole a sé stessi: a tutti, ovunque, a chi sarà intellettualmente in grado di cogliere le stesse idee e disposti a realizzarle. La distribuzione di questa concezione fondamentale la possiamo definire o chiamare propaganda, ma in realtà è istruzione.

La fase di apertura di questo nuovo tipo di rivoluzione deve coinvolgere, quindi, una campagna d’istruzione rinvigorita e modernizzata in tutto il mondo. Una formazione che avrà lo stesso rapporto di educazione di un paio di centinaia d’anni fa, come l’illuminazione elettrica di una città contemporanea avrà i suoi lampadari e lampade ad olio dello stesso periodo.

Sui livelli attuali di mentalità, l’umanità non può fare meglio di quello che sta facendo ora. L’educazione rivitalizzante sarà possibile solo quando saremo sotto l’influenza diretta di persone che stanno a sua volta apprendendo. E’ inseparabile dall’idea moderna di educazione che dovrebbe rammendarsi ad un’incessante ricerca. Diciamo – piuttosto – che la ricerca è scienza. E’ la parola migliore perché libera da qualsiasi suggerimento di finalità, la quale significa dogmatismo morte.

Tutta l’educazione tende a diventare stilistica e sterile, a meno che non sia tenuta a stretto contatto con la verifica sperimentale e lavoro pratico e, conseguentemente, questo nuovo movimento rivoluzionario basato sull’iniziativa, dovrà esser contemporaneamente sostenuto da politiche realiste ed attività sociali di lavoro costante per la collettivizzazione dei governi e della stessa vita economica.

Il movimento intellettuale sarà solo iniziatico ed avrà lo scopo di correlare parte della nuova unità rivoluzionaria. Queste attività pratiche dovranno essere diverse. Ognuno di noi dovrebbe impegnarsi con esse, senza aspettare degli ordini. L’unica dittatura che potremo riconoscere, sarà la dittatura di un piano di comprensione e dei fatti invincibili. E – se questa Rivoluzione culminante dovesse compiersi – allora la partecipazione di ogni sorta concepibile di essere umano che avrà la comprensione mentale di vedere questa realtà generale circa la situazione mondiale e la qualità morale di fare qualcosa al riguardo, sarà la benvenuta.

Le precedenti spinte rivoluzionarie sono sempre state viziate da una psicologia malsana. Hanno sempre dato grandi spazi alla gratificazione ai complessi d’inferiorità che nascono dagli svantaggi di classe. Non ci sono dubbi sull’ingiustizia che chiunque dovrebbe esser più istruito, più sano e meno timoroso del mondo di chiunque altro. Ma questo non è il motivo per cui la nuova rivoluzione non dovrebbe rendere l’uso massimo dell’educazione, della salute, del vigore e coraggio dei più fortunati.

La rivoluzione che sto descrivendo, avrebbe lo scopo di abolire l’amarezza della frustrazione. Ma – sicuramente – nessuno la rivendica. Niente di tutto ciò. Lasciate che il passato ormai morto, punisca i suoi morti.

È una delle tracce più viziose che insegna il marxismo, dove suggerisce che tutte le persone ricche e capaci, debbano vivere in una comunità nella quale le imprese private non coordinate svolte in gran parte, siano necessariamente demoralizzate dai vantaggi che ne derivano e che siano espropriate da lavoratori e contadini che si presentano come esser dotati di virtù collettiva in grado di eseguire tutti i complessi meccanismi della comunità moderna. Ma la curiosa verità del significato, è che una corsa scoordinata tra gli individui – ed allo stesso tempo delle nazioni – demoralizzi tutti gli interessati.

Chiunque è corrotto: il rubacchiare un barbone sul ciglio della strada, il servile baciamano ad una contadina dell’Europa dell’Est, il sussidio di disoccupazione, una donna che si sposa per denaro, il promotore di una società, l’industriale
organizzatore, il proprietario che esige l’affitto e l’agente diplomatico. Quando l’atmosfera sociale è viziata, tutti saranno malati.

Ricchezza, libertà personale ed educazione, possono fare e produrre perditempo e persone oppressive, ma possono anche liberare menti creative ed amministrative per creare opportunità. La storia della scienza ed invenzione, prima del XIX secolo, ce lo conferma. Nel complesso, se volessimo ritenere che vi sia qualcosa di buono nell’umanità di tutti, sarebbe più ragionevole aspettarsi che appaia al momento opportuno.

Ancora, andando a confutare la caricatura marxista dei motivi umani, vedremo un considerevole numero di persone giovani, tutte provenienti da famiglie di classe medio-alta ove figurano nei movimenti di estrema sinistra di tutto il mondo. È la loro reazione morale alla “mancanza” ed inefficacia sociale dei loro genitori e del loro stesso genere di persone. Cercano uno sbocco per le loro capacità che non sia redditizio, ma funzionale. Molti cercarono una vita onorevole – spesso trovandola – e morirono con essa: nella lotta contro i cattolici, i loro moreschi e gli aiutanti fascisti in Spagna. Si trattò di una disgrazia appartenente a quella generazione, tanto che molti caddero nelle trappole mentali dello stesso marxismo.

Questa nuova e completa Rivoluzione, la si potrebbe definire in poche parole. Si tratta di:

a) a titolo definitivo ‘socialismo’ mondiale assoluto, scientificamente progettato e diretto, oltre a
b) un’insistenza che sostenga il diritto, legge fondata sul concetto più pieno e profondo dei Diritti Fondamentali dell’Uomo, più
c) la più completa libertà di espressionecriticapubblicazione e la diligente espansione dell’organizzazione educativa alle esigenze sempre più crescenti del nuovo ordine. Quella che possiamo chiamare come Collettivismo orientale o bolscevico, Rivoluzione Internazionale, non riuscì a raggiungere nemmeno il primo di questi tre punti, oltre a non aver mai tentato neanche gli altri due.

Compattando il tutto, avremo il Triangolo del ‘socialismo’, Legge e Conoscenza che andranno ad incorniciare quella rivoluzione che potrebbe ancora salvare il mondo.

Socialismo non convenzionale! Diventare collettivisti a titolo definitivo? Pochissimi uomini appartenenti alle classi più fortunate della nostra società ormai vecchia e decadente, sarebbero in grado di adattare e regolare la mente a tutto questo. Gli sembrerà essere un suggerimento del tutto ripugnante (l’età media di chi ci governa, attualmente è ben più di 70 anni). Ma non dovrà sembrare ripugnante a tutti i loro figli. Sarebbero destinati comunque ad impoverirsi. Il cammino che stiamo affrontando, ci poterà a questo: anche le poltrone più stabili salteranno, prima o poi. E sarà proprio tutto questo che li aiuterà a rendersi conto che un controllo e partecipazione amministrative – quindi, la dirigenza amministrativa – saranno, alla fine, dei semplici passi.

Lo possiamo vedere proprio in questo periodo, prima in una materia e poi nell’altra. Su entrambi i lati dell’Atlantico: Europa ed America. I governi devono accettare gli ordini impartiti a malincuore, diminuendo le resistenze. Ma – molto spesso – lo fanno maliziosamente. Se pensate che chi ci governa possa decidere in modo autonomo, vi sbagliate. E di tanto.
L’America come l’Europa, potrebbero diventare dei sistemi ‘socialisti’ solamente con una Rivoluzione definitiva, protestando ogni volta che l’ordinamento sarebbe violato.
In Italia – per il momento – non abbiamo nessuna classe tipicamente educata: tutti sono intenti a salire e scendere la scala sociale. Nessuno – né uomo né donna – ha mai pensato intensamente circa questi grandi problemi che ho appena illustrato. Molti governanti – o forse tutti – esprimono e promettono una valanga di scopi che dovranno iniziare a sviluppare con chiarezza e determinazione. Ma abbandonano abbastanza velocemente i loro propositi. Questo perché glielo permettiamo.
Quindi, questo concetto di Rivoluzione evocherebbe il mondo liberale e collettivizzato da appellare. Solo così – alla fine – potremmo tornare a riprenderci in mano i nostri destini. Non abbiamo bisogno di una parvenza di politica, ma di ciò che la politica potrebbe davvero rappresentare.
Finora, ho voluto dimostrare perché un uomo ragionevole – di qualsiasi razza o lingua, ovunque – dovrebbe diventare un rivoluzionario “occidentale”. Adesso sarà nostro compito, esaminare le attività immediate da donare a noi stessi per riuscire a vivere in un mondo migliore.

Facciamo attenzione agli specchietti per le allodole ed ai falsi profeti che salgono sul palco: specie in questo periodo.

Sviluppando cultura e conoscenza, potremo affrontare e vincere ogni avversità per non diventare i loro futuri schiavi.

Note su Autore

admin

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Ci sono 3 Comments
Hai scritto
  1. antonio bassi ha detto:

    Infatti. Oltre alle mutande perderanno anche la dignita’ di esseri intelligenti, soprattutto quelli che voteranno Grillo, mostrando la loro vera natura di esseri non evoluti al pari e forse piu’ indietro dei primati.

  2. antonio bassi ha detto:

    Molto bello. La nuova rivoluzione di cui parli e’ possibile e ci arriveremo, ma non finche’ avremo perso anche le mutande. Solo allora capiremo chi siamo e dove dobbiamo andare. Io ci saro’.

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