Pubblicato: sabato, 20 ottobre 2012

Sallusti: Ho ricevuto l’Ordine di Carcerazione

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Il direttore del Giornale ha ricevuto l’ordine di esecuzione della condanna a 14 mesi di reclusione per diffamazione aggravata. “Faccio un ultimo appello alla politica di interrompere questa sceneggiata che ha messo in piedi con la scusa di evitarmi dal carcere, cosa per altro da me non richiesta”, ha detto Sallusti.

TG3 – Cassazione:”La reclusione è prevista dalla legge”. Il direttore del “Il Giornale”: “Mi rifiuto di essere rieducato da qualcuno“.

No al carcere per Alessandro Sallusti,  direttore de “Il Giornale”. Con una nota firmata dal procuratore Edmondo Bruti Liberati, la magistratura di Milano fa sapere che la condanna a 14 mesi di reclusione è automaticamente sospesa, in quanto il giornalista non ha cumuli di pene, ne’ recidive.

Sallusti avrà 30 giorni per chiedere al tribunale di sorveglianza una misura alternativa: l’affidamento in prova ai servizi sociali, la detenzione domiciliare o la semilibertà, anche se il diretto interessato ha già fatto sapere che non intende avvalersi di questa possibilità.

Ho appena annunciato ai miei giornalisti che stasera mi dimetto”, dichiara Sallusti. “Mi rifiuto di essere rieducato da qualcuno, credo che l’affidamento deve avvenire per qualcuno che spaccia droga magari anche per qualche politico che ruba”, polemizza il direttore del Giornale, spiegando di non avere intenzione di chiedere l’affidamento ai servizi sociali.

Anche sulla possibilità di richiesta di “grazia al presidente Napolitano”, Sallusti va all’attacco perché, dice in una intervista: “credo che in quanto capo della magistratura italiana in questi 7 anni non abbia difeso a sufficienza i cittadini dall’invadenza di una giustizia politicizzata”.

Nessun commento sulla sentenza da parte del ministro della Giustizia Paola Severino, la quale ribadisce sulla ”necessità di intervenire al più presto sulla disciplina della responsabilità per diffamazione del direttore responsabile”.

In una nota la Cassazione, segnala che Sallusti, nell’editoriale a lui attribuito perché firmato da pseudonimo, ha riportato una notizia “falsa”, nonostante fossero, in merito, già state riportate smentite da dispacci di agenzia.

In pratica, la nota sembra indicare che l’articolo incriminato non era ascrivibile a notizie sbagliate e fuorvianti già pubblicate, come nel caso de “La Stampa”, che senza arrivare al processo ha preferito risarcire subito la parte lesa, ossia il giudice tutelare Giuseppe Cocilovo.

La Corte suprema, in proposito, spiega che la tredicenne rimasta incinta, voleva abortire e, dunque, non è dal giudice che è venuto questo ordine, ma solo l’autorizzazione. Si spiega, infine, che la madre della ragazzina aveva dato il suo consenso e che, madre e figlia, non volevano che della cosa fosse informato il padre. Per questo si erano rivolte alla magistratura, come prevede la legge 194 sull’interruzione di gravidanza. L’articolo attribuito a Sallusti assegnava al dottor Cocilovo di aver imposto la scelta dell’aborto alla ragazzina.

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