Pubblicato: martedì, 25 settembre 2012

Ahmadinejad: ‘Perchè Coloro che Pongono Domande vengono Perseguitati?’ – Già. Perchè?

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Ormai lo sappiamo bene: quando in occasioni internazionali prende la parola il presidente dell’Iran Mahmoud Ahmadinejad i media occidentali drizzano bene le antenne, per esser pronti a sparare a zero sul leader iraniano sfruttando anche le virgole di un suo discorso che, se “smontato” e ripresentato artatamente, può metterlo in cattiva luce. Perché tutto ciò?

Perché il cattivone in questione è presidente di un Paese nemico degli Stati Uniti e di Israele, soprattutto. Ergo cercare di farlo passare ogni volta che si può come un folle criminale serve ai due Paesi in questione come mossa propagandistica per far credere alle masse (non solo americane e israeliane) che Ahmadinejad sia un tipico public enemy number 1.

Fa loro comodo perché il presidente iraniano, riguardo alle mosse in politica internazionale (e non solo) dell’asse israeliano, è uno che certo non le manda a dire, è un cane sciolto che non sopporta le pratiche imperialistiche americane e la politica israeliana nei confronti di palestinesi e Paesi arabi della zona medio-orientale. É insomma l’ultimo dei capi di Stato di quell’area che permetterebbe un ulteriore rafforzamento dell’asse U.S.A.-Israele nel Middle East.

L’occasione recente per dare addosso a Ahmadinejad i media l’hanno avuta il 22 settembre in occasione di un discorso alle Nazioni Unite. La tematica è di quelle molto care al Presidente iraniano, l’Olocausto degli ebrei; molto cara, però, anche ai media che tendono a dar contro ad Ahmadinejad riportando una serie di inesattezze.

Le frasi in cui l’iraniano ha citato l’Olocausto sono state due, come riporta il sito Killing Hope e in italiano comedonchisciotte, e sono: Alcuni paesi europei ancora usano l’Olocausto, dopo sei decenni, per pagare dazio o un riscatto ai sionisti.” Essi minacciano chiunque faccia domande sull’Olocausto o sull’11/9 con sanzioni e iniziative militari.”

In modo molto preciso, William Blum di Killing Hope ci spiega: “Con l’espressione ‘fare domande sull’Olocausto’ il presidente iraniano ha chiarito ripetutamente nel corso degli anni a cosa si riferisce. Ha parlato della peculiarità e dell’ingiustizia di una tragedia verificatasi in Europa, il cui esito è la nascita di uno stato per gli Ebrei in Medio Oriente invece che in Europa. Perché i palestinesi stanno pagando un prezzo per un crimine tedesco?, si chiede.

Ed ha messo in discussione il dato di sei milioni di ebrei uccisi nella Germania nazista, come hanno fatto molti altri storici e personaggi di tutte le estrazioni politiche che ritengono che il numero sia probabilmente inferiore. Non ha niente a che vedere col mettere in dubbio che l’Olocausto sia avvenuto davvero.”

Di ben altro avviso i media occidentali che hanno preso la palla al balzo per screditare il presidente iraniano, como loro solito. Ecco alcuni esempi di titoli usciti riguardo al discorso di Ahmadinejad:

◆ Il New York Post ha parlato dell’iraniano come del ”principale negatore dell’Olocausto, il genocida in pectore Ahmadinejad.”

Agence France Presse ha scritto: ”Il leader iraniano ha reiterato le affermazioni che mettono in dubbio le origini dell’Olocausto.”

◆ Il Washington Post ha scritto che “il discorso di Ahmadinejad, dopo aver suggerito l’esistenza di cospirazioni dietro l’Olocausto e gli attacchi del’11/9, ha fatto uscire i delegati dall’aula.”

Democracy Now!: ”Per il terzo anno consecutivo, Ahmadinejad ha fatto incamminare i delegati verso le uscite dopo aver messo in discussione l’Olocausto Nazista.”

Si tratta chiaramente dell’ennesima guerra di parole dalla quale emerge come sconfitta la verità dei fatti. Proprio questo è uno dei mali principali del mondo dell’informazione odierna, questo continuo trasformare le vicende per creare notizie geneticamente modificate, create ad arte per favorire il potente di turno, a senso unico.

Riguardo ad Ahmadinejad, se chiediamo ad una persona cosa pensa che creda il presidente iraniano a proposito dell’Olocausto, 90 su 100 viene fuori che Ahmadinejad è un negazionista dell’Olocausto. E la verità, invece, è che non va bollato in questo modo (oltretutto negazionista è veramente una parola vuota di significato).

In un discorso tenuto alla Columbia University il 24 settembre 2007, il presidente iraniano chiarì una volta per tutte come la pensa sulla strage degli ebrei in epoca nazista: ”Non sto dicendo che non sia mai successo. Non è l’idea che io voglio comunicare.”

Il grosso problema quando si parla dell’Olocausto è proprio questo: non appena qualcuno cerca di fare ricerche storiche per indagare sull’eccidio e se ne viene fuori con dei dati e dei ragionamenti che si discostano da quelli ufficiali tramandati da sessant’anni, subito questa persona viene bollata come negazionista, appellativo chiaramente dispregiativo e non corretto.

La parola giusta è piuttosto revisionista, perché di questo si tratta: si prendono dei dati e delle storie comunemente accettate e si decide di rivederle per capire se sono confermabili o meno. Ovviamente in giro c’è anche il pazzo che tout-court nega che un Olocausto degli ebrei ci sia mai stato; ma questo è per l’appunto una piccolissima parte dell’universo revisionista, universo formato da decine di storici che NON negano l’Olocausto ma che decidono di studiarne le dinamiche partendo dal presupposto che la versione ufficiale non li convince, soprattutto a livello di numero dei morti.

Tra il fare una ricerca per capire quale possa essere la vera verità su certi dati e dire che una cosa non è mai esistita ci corre come tra il giorno e la notte. Ma questo non ci viene certo detto dai media occidentali, che preferiscono continuare a creare confusione, idiozie e odio infondato sempre per rispettare le dritte del regime che li comanda a bacchetta.

Fare chiarezza sulle posizioni di Ahmadinejad quando si parla di Olocausto non vuol dire stare dalla parte del Presidente iraniano o addirittura fare un’apologia delle pratiche del nazismo riguardo alla “questione ebraica”. Si tratta di sgombrare il campo dalle notizie sponsorizzate dall’asse U.S.A.-Israele.

Si tratta di stare dalla parte della verità.

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Ahmadinejad sull’olocausto

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