Pubblicato: martedì, 3 luglio 2012

L’Italia al verde teme un’invasione di capitali tedeschi

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Uno studio di Deutsche Bank fa pensare ad una cospirazione. Per il risanamento del deficit pubblico italiano verranno venduti alla Germania immobili e aziende a partecipazione statale.

Contro la Repubblica italiana è in corso una congiura. I protagonisti: antichi sospetti di capitalismo internazionale. Lo scopo dei congiurati: arraffare le ricchezze dell’Italia.

Salvatore Cannavò editorialista de Il Fatto Quotidiano svela sul suo blog questo spaventoso scenario. L’accusa si rivolge direttamente alla cosiddetta troika – Commissione europea, BCE e FMI – e riguarda una massiccia e profonda privatizzazione dei servizi sociali e del servizio pubblico per un valore di centinaia di miliardi di euro”, scrive.

Questi sono i piani previsti da Deutsche Bank per il Sud Europa, redatti lo scorso ottobre e giunti a conoscenza dell’autore, – “e, a giudicare dalle intenzioni, anche quelli del nostro governo”. Cannavò conclude: ” Sono decisamente evidenti le strette connessioni con gli “attacchi”dei mercati finanziari internazionali.”

Deutsche Bank presenta il piano generale

La storia del complotto è questa: la Deutsche Bank consegna al governo federale tedesco un piano generale su come poter spingere Italia, Spagna, Francia, alla privatizzazione delle proprietà statali. La storia fa breccia infallibilmente nello stato d’animo di un paese preda dei malumori.

Il quotidiano ” il Fatto” è un progetto giovane e ambizioso che si presenta come uno dei pochissimi giornali italiani non finanziato dallo stato e orientato verso sinistra. Ma anche il giornale degli industriali, il rispettato quotidiano “Il Sole 24 Ore”, sembra essere stato preso in giro dai tedeschi.

“La casa è in fiamme, il tetto sta per crollare, ma Angela Merkel e il suo ministro delle finanze non se ne preoccupano”, si è letto di recente. L’accusa di stasi si trasforma in egoismo – finalmente la Repubblica federale può guadagnarci qualcosa dai problemi italiani, forse sottoforma di minori tassi di interesse applicati sui titoli di Stato italiani.

Diamo uno sguardo al suddetto studio. In realtà, gli economisti della Deutsche Bank fanno che quello che fanno gli economisti e che viene pubblicato quotidianamente in dozzine di articoli: discutono sul da farsi e non nascondono quello che pensano sia giusto.

Tesi a favore della privatizzazione

Così fanno un gran parlare di trasformare i beni dello stato in denaro. “Le privatizzazioni possono contribuire in modo significativo al consolidamento ampiamente indicato per i bilanci pubblici dell’eurozona “, ne sono convinti Dieter Bräuninger e Henrike Steimer. Non si tratta solo di entrate quasi immediate, ma anche di un “segno di fiducia verso gli investitori”. Spazzano via scrupoli sulla vendita dei beni dello Stato su entrambi i fronti, in maniera quasi da manuale di ordoliberalismo. Ci sono postulati come “Lo Stato non è un imprenditore”. “Le aziende private operano in maniera più efficiente e sono più propense all’innovazione”, osservano i banchieri tedeschi – e ripropongono quindi la tendenza degli economisti impegnati in prima linea, che non consente alcuna interruzione di specifici attacchi contro il sud Europa in generale e in Italia.

Entrambi gli economisti calcolano accuratamente, quanto e in quale paese potrebbe essere prelevato, senza vantarsi di possedere un accesso privilegiato alle informazioni: “Secondo dati ufficiali le partecipazioni azionarie dello Stato alle imprese in paesi grandi come la Francia e l’Italia, ammontano a circa il cinque per cento del PIL “.

L’Italia possiede partecipazioni azionarie e immobili

Così, lo Stato italiano dispone di partecipazioni statali nelle aziende per un valore da 80 fino a 140 miliardi di euro. Inoltre ci sarebbero anche edifici pubblici per un valore di 421 miliardi di euro, che non sarebbero neanche tutti in uso e che dovrebbero essere relativamente facili da vendere, sostengono gli economisti. Inoltre, definiscono proficua la privatizzazione della distribuzione dell’acqua potabile.

I teorici della cospirazione però amano le scorciatoie nel labirinto dei pensieri. Così, nella mente di uno degli uomini più ricchi d’Italia – Silvio Berlusconi, che del resto ritiene opportuno tirare la Germania fuori dalla zona euro – l’egoismo di Berlino diventa un piano con un significato più profondo: Francesco Gaetano Caltagirone, magnate dell’industria e principale azionista nonchè vicepresidente delle generali vuole avere ben chiaro cosa c’è dietro il piano dei banchieri tedeschi “Abbiamo già capito il trucco”.

L’Italia sta già vendendo questo e quello, anche se a causa della brutta situazione economica con limitato successo: “Siccome dalla privatizzazione della stazione ferroviaria di Gallarate ci ricaveremo poco, i tedeschi vogliono prima Eni ed Enel, e poi le altre grandi compagnie statali” ha detto Caltagirone, al quotidiano milanese “Corriere della Sera”. L’azienda di distribuzione dell’energia elettrica viene considerata la prima preda. Perché tutto quanto? “Un concorrente zoppo perde la forza per difendere i suoi gioielli.”

Tuttavia, nello studio della DB è stata omessa l’analisi del potenziale della privatizzazione e non si trova alcun cenno al fatto che i paesi del sud Europa, che sono al verde, dovrebbero vendere la loro argenteria preferibilmente ai ricchi tedeschi. In ogni caso, la ricerca della Deutsche Bank è stata finora nota per essere considerata principale scuola di pensiero, abbastanza indipendente e slegata dal proprio Consiglio di Amministrazione – oltre che dal governo federale.

[Articolo originale “Klammes Italien fürchtet deutsche Kapital-Invasion” di F. Eder e S. Jost]

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