Pubblicato: giovedì, 14 giugno 2012

Dimentica 3 Mesi: l’Italia potrà concludersi in due Settimane. Proprio come la Spagna.

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Il costo del debito sovrano italiano sta spingendo il paese sull’orlo del fallimento: i politici italiani come possono continuare a far finta di niente?

Ieri, il ministro delle finanze austriaco Maria Fekter è rimasta sconcertata dal non eletto PM italiano ed ha così dichiarato: “Dimenticate la Spagna. L’Italia sarà la prossima al salvataggio per il fallimento“. Una dichiarazione che – come previsto – è stata prontamente smentita ad alta voce, derisa e disprezzata da tutti: un tipo di reazione che solo la verità può – eventualmente – generare in Europa.

Fin qui tutto bene: dopotutto, ben sappiamo che la reazione tipica europea a qualsiasi istanza della verità sono le urla “bugie, bugie” per mettere subito dopo la testa nella sabbia più profonda. Tuttavia, questa volta l’Italia non può avere il beneficio del dubbio né il beneficio di qualche sostituzione sacrificale di un primo ministro: Silvio se n’è andato ormai da tempo e – a questo punto – la sostituzione con la figura bancaria di un fantoccio, non farà proprio nulla. Anzi.

Questo è il motivo per la valutazione fatta questa mattina da Bloomberg da parte dell’economista David Powell: “L’Italia sarà molto probabilmente costretta a ricevere un salvataggio se solo dovesse affrontare altre due settimane come è stato negli ultimi sette giorni”. Ma la battuta finale: “La cattiva notizia per l’Italia sta nel debito del paese che si è già esteso come la Spagna, dopo anni di turbolenze fiscali. In altre parole, l’Italia è già dov’è capitolata la Spagna”.

Sicuramente Powell “stava scherzando”: non avrà sentito che la Spagna non è l’Uganda e che non c’è “alcun rischio” di contagio spagnolo che riguarderà l’Italia? A quanto pare, non stava scherzando: in realtà, è proprio ciò che accade quando uno fa VERA matematica e si basa su FATTI invece di spacconate, retorica e propaganda.

Direttamente da Powell:

I sette anni di rendimento sovrano hanno aumentato dai 589 punti base ai 538 punti base, una settimana fa. Tale cifra può esser usata come procura per il livello con cui il costo medio del debito – alla fine – converge, fino a quando non sarà mantenuto il profilo di maturità attuale perché l’età media delle obbligazioni della nazione è di sette anni.

Il paese potrebbe violare la definizione di solvibilità del FMI se il suo costo medio del debito dovesse superare i 680 punti base. Il fondo definisce un debito come sostenibile se il rapporto debito-PIL inizia a scendere prima della fine delle previsioni all’orizzonte. Un aumento a quel livello potrebbe spingere il rapporto fino a circa il 131% nel 2016 e leggermente superiore per l’anno successivo, secondo le stime del Bloomberg Brief.

Questi calcoli utilizzano le proiezioni del FMI per la crescita, l’inflazione ed il disavanzo di bilancio primario. Se il costo medio del debito era quello di rimanere al 5,89% – il livello attuale dei sette anni di rendimento – il rapporto debito-PIL avrebbe raggiunto il picco nel 2014 al 126%, per poi scnedere al 124% entro il 2017.  Il quadro potrebbe peggiorare se la crescita economica del FMI prevedesse per quest’anno rivelazioni troppo ottimistiche. Ha stimato una contrazione del 1,9%.  Questo appare come uno scenario ottimista. L’uscita è già scesa l’0,8%: trimestre su trimestre, nei primi tre mesi dell’anno.

I dati PMI suggeriscono che il secondo trimestre sarà peggiore. Le letture per il settore manifatturiero erano più basse nei mesi di aprile e maggio di quanto non fossero all’inizio dell’anno. I dati di gennaio, febbraio e marzo si attestano al 46,8%, 47,8% e 47,9%, rispettivamente. Erano 43,8% e 44,8% per i successivi due mesi.

Ma c’è di peggio…

Il rapporto debito-PIL viola già la procura di solvibilità nazionale derivata dalla ricerca di Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff. Hanno trovato che il debito sovrano diventa dannoso per la crescita economica – di media – quando il rapporto supera il 90%.  La buona notizia per l’Italia è che il paese abbia evitato un rigonfiamento del prezzo immobiliare in grado di neutralizzare il sistema bancario nazionale ed il governo abbia già chiuso il disavanzo primario di bilancio. Il problema principale per la Spagna è stato una ricapitalizzazione degli istituti di credito della nazione: e, diversi anni di deficit di bilancio persistenti, possono spingere il debito-PIL del Paese verso un territorio di insolvenza.

…e peggio ancora…

La cattiva notizia per l’Italia è che il debito del paese è già grande come la Spagna che lo ha acquisito SOLO dopo anni di turbolenze fiscali. In altre parole, l’Italia è già dove la Spagna è stata portata.  Un forte aumento dei costi di finanziamento è in grado di aumentare le dimensioni delle passività dell’Italia che iniziano ad apparire relativamente grandi come quelle della Grecia.

E – così – lo spettro temporale è fissato a + / – 14 giorni: proprio da un punto di vista del mercato obbligazionario che prevede l’uscita preventiva per defezione, per cui l’equilibrio di Nash preclude l’uscita dell’Italia.

Ora, mi auguro di poter smentire a voce alta l’uscita dell’Italia e che tutta la matematica riportata sopra sia semplicemente idiota e che dovremmo fidarci di ciò che ci raccontano perché “va tutto bene“. Inoltre: << l’Italia non è la Somalia >>. Mah!

FARAGE: Col salvataggio della Spagna fallisce l’Italia. NON CE LA POTETE FARE!

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