Pubblicato: sabato, 2 giugno 2012

Agenzie di rating sotto processo: in una, Mario Monti è consigliere…

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E ci voleva, ci voleva davvero: l’indagine avviata mesi fa dalla Procura di Trani arriva finalmente a smascherare il disegno criminale che le agenzie di rating hanno realizzato a danno dell’Italia (e non solo) per infilare al governo del nostro paese (e non solo) uno dei loro membri. Esatto, avete letto bene. Chi è questa persona? Ovviamente Mario Monti, che fa parte del “Senior European Advisory Council” di Moody’s.

La strategia delle agenzie di rating è sempre stata chiara: quando i mercati mondiali sono entrati in una fase in cui le banche (e le speculazioni nei mercati) stavano iniziando a non fruttare più come prima, per constringere gli Stati ad attuare politiche nocive per i cittadini ma utili agli interessi delle banche (e delle multinazionali che le posseggono), le agenzie di rating hanno iniziato a diffamare gli Stati, quindi anche l’Italia, declassandoci pesantemente, e quindi hanno fatto scappare gli investitori, alzare lo spread (lo specchio per le allodole che tanta paura fa alla gente comune) e gettare il nostro paese (e non solo) nel caos. Da noi c’era il governo delinquenziale di Berlusconi, che tanto ha fatto per se e la sua schiera di cortigiani e niente ha fatto per il paese, e questo è il motivo per cui il disinteresse verso la Res Publica di Berlusconi unito all’inettitudine di Tremonti questo attacco premeditato al nostro Stato è arrivato a buon fine.

L’uomo delle banche (e della Chiesa) – Mario Monti – è l’uomo di Moody’s: un totale conflitto di interessi di cui quasi nessuno si è accorto. La disperazione italiana per il niente di Berlusconi ha fatto accogliere come un salvatore questo cinico e scaltro varesotto, che ha fatto finta di apparire l’uomo della provvidenza, ma nella realtà ha attuato delle politiche economiche e sociali che per arricchiare le banche e mantenere i privilegi (e i soldi) hanno distrutto la società civile e l’economia italiana. Oggi i cittadini italiani lavorano (i fortunati che lo hanno, il lavoro, agli altri rimane il suicidio o la fuga all’estero) per pagare tasse salatissime e sempre più alte, i cui proventi arricchiscono le banche tanto care al neo-premier Monti. Lo spread oggi è dov’era prima della sua nomina, le agenzie di rating continuano a bastonarci.

Monti ha distrutto l’economia italiana: alzando accise e tasse ha tolto denaro ai cittadini (ceto medio-basso: il 90% della popolazione), e questa minore ricchezza nelle tasche sta distruggendo i consumi e accelerando la depressione economica, perché sempre più aziende chiudono. La miopia e l’incapacità (ma forse è tutto voluto) di questo uomo (e della sua congrega di “tecnici”) in abito sono lo schiaffo alle esigenze e alla vita della gente comune.

Questo castello di deliqnuenza d’alto livello sta però per crollare, come accennavamo sopra, leggiamo perché:

Le agenzie di rating nella bufera: per i Pm in atto cospirazioni per affossare l’Italia

di Giuseppe Di Spirito
La Procura di Trani ha appena chiuso le indagini sull’agenzia di rating Standard & Poor’s, indagata insieme a Fitch e Moody’s per i giudizi negativi dati sull’Italia e il conseguente crollo dei  mercati. L’inchiesta sul comportamento anomalo delle agenzie era partita in seguito ad una denuncia di due associazioni dei consumatori, come ricordano i presidenti di Adusbef Elio Lannutti e di Federconsumatori Rosario Trefiletti, indagine che inizialmente riguardava solo Moody’s, in relazione ad unl report del 6 maggio 2010 che concludeva etichettando l’ Italia come “Paese a rischio”, ma estendendosi poi anche a S&P e Fitch.
Nell’avviso di conclusione indagini, il Pm contesta a S&P di aver posto in essere “una serie di artifici concretamente idonei a provocare una destabilizzazione dell’immagine, prestigio e affidamento creditizio dell’Italia sui mercati finanziari”.

L’imputazione è quindi “manipolazione di mercato pluriaggravata e continuata”, e nel procedimento verrà chiamata ad esprimersi anche la Consob (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa), a cui nell’atto della Procura viene richiesto di valutare l’opportunità di continuare a far operare S&P in Italia. La Commissione a questo punto potrebbe persino decidere di costituirsi parte civile e/o mandare gli atti all’Esma (European Sales and Marketing Association) affinchè valuti a sua volta  l’apertura di una indagine per quanto di sua competenza. Tra le valutazioni più sospette, ci sono quelle del 20 maggio e dell’ 1 luglio 2011, per colpa delle quali vi furono ingenti danni all’economia e l’immagine del nostro Paese.

Come spiegano Lannutti e Trefiletti, nella prima data venne sostenuto che il debito sovrano dell’Italia era passato da “stabile a negativo”, valutazione che venne puntualmente smentita dall’ex ministro Giulio Tremonti, ma ormai erano già andati in picchiata titoli azionari, obbligazioni e titoli di Stato. L’1 luglio arrivarono invece giudizi negativi di S&P sulla manovra finanziaria quando il testo della stessa non era ancora ufficializzato “determinando  ulteriori turbolenze sul mercato dei titoli e sulle aste dei titoli di  Stato” come scrivono i giudici, ma anche il più recente declassamento dell’Italia del 13 gennaio scorso (da A a BBB+) è ritenuto dagli inquirenti “incongruo e incoerente”.

Oltre ai tecnici dell’agenzia, l’Adusbef riferisce che sono indagati anche l’ex presidente e l’attuale responsabile per l’ Europa, sempre citando il contenuto dell’atto conclusivo notificato dal nucleo  di polizia tributaria di Bari agli uffici legali che hanno assunto  l’incarico di difendere S&P.
In una nota, l’agenzia ha voluto commentare l’accaduto: “Riteniamo che le accuse riportate siano prive di ogni fondamento e non supportate da alcuna prova. Continueremo a difendere strenuamente le nostre azioni e la reputazione della società e delle nostre persone” mentre Adusbef e Federconsumatori dal canto loro hanno annunciato che si costituiranno parte civile nel processo “a nome di migliaia di risparmiatori frodati”.

Inchiesta Trani, pm: “Standard & Poor’s mirava a destabilizzare l’Italia”

La procura chiude le indagini sull’agenzia di rating. Cinque le persone  coinvolte con l’accusa di manipolazione di mercato continuata e  pluriaggravata. “Fornivano intenzionalmente ai mercati un’informazione  falsa in merito all’affidabilità creditizia italiana, in modo  da disincentivare l’acquisto di Btp e deprezzarne il valore” di Redazione Il Fatto Quotidiano

Aver messo in atto “una serie di artifici concretamente idonei a provocare” tra l’altro “una destabilizzazione dell’immagine, prestigio e affidamento creditizio dell’Italia sui  mercati finanziari”. Con queste parole i magistrati di Trani hanno  notificato ieri a Milano l’avviso di conclusione delle indagini ai vertici di Standard&Poor’s. Non solo. Perché l’accusa dei pm all’agenzia di rating americana è  anche quella di aver utilizzato, in fase di elaborazione dei rating  dell’Italia, “analisti (non identificati) inesperti e incompetenti” nonché comunicazioni ai mercati fatte non “in maniera ‘tempestiva’, bensì in maniera ‘selettiva e mirata’ in relazione ai momento di maggiore criticità della situazione politica economica italiana”.

L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Michele Ruggiero della procura di Trani,  ipotizza il reato di manipolazione di mercato continuata e pluriaggravata a carico di cinque persone: il presidente di Standard & Poor’s financial service Deven Sharma, il managing director del rating di Londra Yann Le Pallec, Eileen Zhang (di S&P Europe); Frankiln Crawford Gill e Moritz Kraemer della direzione europea del rating sui debiti sovrani. Secondo i  magistrati queste persone, in posizione apicale dell’agenzia, “attraverso descritti artifici, a carattere informativo – costituenti  condotte solo in apparenza lecite, ma effettivamente illecite per come  combinate fra loro, con modalità e tempi accuratamente pianificati – fornivano intenzionalmente ai mercati finanziari, quindi agli  investitori, un’informazione tendenziosa e distorta (come tale anche “falsata”) in merito all’affidabilità creditizia italiana ed alle iniziative di risanamento e rilancio economico adottate dal governo italiano, per modo di disincentivare l’acquisto di titoli del debito pubblico italiano e deprezzarne, così, il valore”.

Nell’avviso di chiusura indagini, il pm Ruggiero ricostruisce i fatti, attraverso quattro diverse date, contestualizzando i report dell’agenzia e gli effetti avuti sul  mercato. E contesta le aggravanti: la “rilevante offensività giacché  commessi in danno dello Stato sovrano italiano” e l’ aver “cagionato  alla Repubblica Italiana un danno patrimoniale di rilevantissima  gravità”.

Tutto nasce da un esposto-denuncia dei presidenti di due associazioni dei consumatori, Elio Lannutti, di Adusbef, e Rosario Trefiletti, di Federconsumatori, che, dopo aver ringraziato il magistrato,  annunciano da subito che si costituiranno parte civile “a nome di  migliaia di risparmiatori frodati”. “E’ stata una indagine laboriosa – dice il pm Ruggiero – perché abbiamo dovuto rileggere tutti gli episodi  che erano legati in pratica alle tappe dei pronunciamenti di S&P  sull’Italia. L’indagine – aggiunge – svela cosa c’è dietro”. E questo ha portato anche a un cambiamento del reato. “L’ imputazione – spiega  Ruggiero – è stata comunque rivoluzionata perché prima si parlava di  notizie false, non vere, ora si parla di questioni molto, ma molto più  gravi”.

Nell’avviso di conclusione delle indagini si fa riferimento a quattro date chiave (venerdì 20 maggio 2011, venerdì 1 luglio 2011, lunedì 5 dicembre 2011 e venerdì 13 gennaio 2012) contestualizzando i report dell’agenzia e gli  effetti avuti sul mercato. L’accusa è quella di “aver posto in essere  una serie di artifici” tanto nell’elaborazione quanto nella diffusione  delle comunicazioni.  Dall’avviso di conclusione delle indagini i  difensori degli indagati hanno venti giorni di tempo per presentare  memorie o chiedere supplementi di indagine. Con la chiusura di questo  ramo dell’inchiesta, rimangono ancora aperte le indagini che vedono  coinvolte le altre due altre società di rating, Moody’s e Fitch.

A gennaio la Guardia di finanza aveva perquisito gli uffici milanesi di  S&P e Fitch per acquisire documenti in relazione ai report negativi  per l’Italia, diffusi tra maggio e luglio scorsi.

“Riteniamo  che le accuse riportate siano prive di ogni fondamento e non supportate  da alcuna prova. Continueremo a difendere strenuamente le nostre azioni e la reputazione della società e delle nostre persone”, hanno commentato  in una nota i legali di S&P.

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